Mi ero ripromesso di non parlare di attualità. Perché questo mio blog non è un blog di attualità. Non lo è e non lo vuol essere. Ma. Ma c’è sempre un ma. E oggi questo ma è grande come uno stato da, boh, 20 milioni di persone? È un ma grande come le notizie di stanotte. Milano, la Lombardia, un altro pezzetto di Italia, sono zona rossa. Cosa vuol dire?

Non lo so, il decreto è abbastanza anodino su alcuni punti. Bisognerà vedere cosa accadrà nella pratica nei prossimi giorni. Se i mezzi pubblici della città metropolitana continueranno a funzionare, ed eventualmente con che frequenza. Se il Comune deciderà o meno di chiudere gli uffici. Se ci saranno o meno controlli sui movimenti. Non so. Per il momento pare un pasticcio all’italiana, una cosa a metà.

Lascio da parte ogni tipo di considerazione “alta”. Non è questo né il luogo né il tempo, e non sono io di certo quello in grado di dare indicazioni o trarre insegnamenti generali.

So che, però, le scene in TV di Garibaldi piena di gente non pensavo di vederle così presto. Anzi, pensavo di vederle solo in caso di guerra.

So che quando tutto questo sarà finito resteranno degli strascichi, e che questo sarà l’anno del Coronavirus.

Oggi non ho voglia di scrivere di giochi, né di dispensare consigli. Avevo solamente voglia, e bisogno, di dire le mie due sciocchezze. Spero mi si vorrà scusare.

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