Ho completato la mia prima Game Jam da… due anni? Tre? Non so più nemmeno da quanto tempo. Ed è andata che mi sono classificato… beh, dai, l’importante è partecipare, no? Quindi, domenica ho inviato la mia “creazione” per la TriJam 68.9, tema Opposite Ends.

Cosa è una TriJam?

TriJam è una jam con un unico obiettivo: fare qualcosa di giocabile (e magari divertente) in solo tre ore di lavoro. Il tempo per decidere l’idea, scrive una veloce presentazione, compilare il gioco e pubblicarlo non rientra nelle tre ore. Ma tutto quello che riguarda lo sviluppo del gioco, la programmazione, la grafica, la musica e i suoni conta. Non è necessario che siano tre ore di fila, possono anche essere tre sessioni da un’ora, o due da un’ora e mazza. Insomma, tre ore, ma con flessibilità.

Talmente flessbilite che, in realtà, si possono anche sforare le ore. E si possono usare anche degli asset preparati prima, o di pubblico dominio. L’importante è specificarlo nella descrizione del gioco, in modo da non avere un vantaggio ingiusto al momento della votazione.

Come è andata?

Allora, tutto sommato non male, sono nella parte bassa della classifica ma non nelle ultime posizioni. Quindi di per sé sono contento. Ma non sono soddisfatto. Però è stata una esperienza istrittiva. Ho imparato alcune cose, che spero di riuscire a mettere in pratica al prossimo tentativo:

  1. Avere le idee chiare è fondamentale, sopratutto se si ha poco tempo a disposizione. Sono partito con tante idee, e confuse. Ma il tempo ha cominciato a scorrere inesorabilmente, e non c’era la possibilità di testare le varie combinazioni. Ho dovuto scegliere, improvvisare, andare a caso. Allo sbando, forse è la parola giusta.
  2. La grafica è importante, ma viene dopo. Ho passato la prima ora e mezza a preparare gli asset, i disegni. Ma poi non ho avuto il tempo di pensare al gioco vero e proprio. E questo di vede nel risultato, oggettivamente scadente dal punto di vista del divertimento.
  3. Semplice è meglio. Perché c’è poco tempo, e perché complicare troppo le cose rende difficile avere il tempo per fare tutto.
  4. Magari una fine, di qualche tipo, è consigliabile. La mia idea era un gioco infinito, in cui le varie carte avrebbero disegnato ogni volta uno scenario nuovo da esplorare. Ovviamente non è uscito nulla di tutto questo, ma alla fine, letteralmente alla fine, mi sono accorto che non c’era un vero motivo per giocare al mio gioco. E ne ho dovuto inventare uno.

Ma il gioco?

Sì, lo so, devo anche parlare del gioco che ho inviato. Beh, è questo: The opposite is cured with the opposite. Scegliendo le carte si muove il cerchietto al centro del quadrato. Se si riesce a mantenere il cerchio al centro allora il gioco finisce e si vince.

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