La bacheca del mio blog si riempie di bozze. Sono per lo più sogni, o ricordi di sogni. Quando avrò un po’ di tempo sistemo tutto per benino: sono convinto possa essere del materiale interessante per dei racconti.

Questo è un semplice promemoria del mio ultimo viaggio onirico. Un viaggio nel futuro, in un futuro dispotico e cupo. L’Italia, L’Europa, è governata da un regime ipertecnologico ma assolutamente non umano. Alieni? Non so.

Io sono in fuga, tanto per cambiare. Fuggo perché vengo dal passato, perché sono un nemico dell’ordine. Fuggo perché sono diverso, perché sogno. E perché non sanno come uccidermi.

Chi mi insegue?

Bella domanda, mica l’ho ben chiaro. Solamente, alla fine, vengo raggiunto da un robottone gigate, un Mecha forse. E mi spara, mi spara, mi spara. Ma non muoio. Anche gli esuli del tempo hanno dei vantaggi: non posso morire in un’epoca posteriore alla mia morte.

La gente nei palazzi guarda il mio corpo trivellato di colpi. Guarda la mia agonia senza fine, il mio dolore per il tempo perduto. Lo studente, l’operaio, il pensionato, sono tutti lì, alle finestre. Ma non ci restano per molto. Escono in strada, si sollevano, gridano. E’ la rivolta, la rivoluzione, l’eterno grido risuona ancora una volta potente: “Liberté, Égalité, Fraternité“.

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