Ecco. Finito. Ho appena concluso la lettura – o forse dovrei chiamarlo studio? – di una ventina di pagine. Il tema? Il blog e la scrittura nella rete. L’autore, che poi è un’autrice: Chiara Rivella. Ed è giunta l’ora della mia sintesi, e del mio logorroico ripetere. Un po’ come facevo a scuola: inchiodavo mia madre in cucina a sentir parlare di rivoluzione francese, teoremi matematici e martoriare l’inglese e il francese. Posso chiedere scusa pubblicamente a tutta l’Inghilterra? Magari un’altra volta.

Quindi, di cosa parla quello che ho letto? Di tante cose interessanti, e di tante cose inutili. No, non inutili in senso assoluto: inutili per me, che sono tutto fuorché un’esperto. Anzi, da questa lettura mi aspettavo un’indicazione: lo fò o no lo fò il mio bel post personale?

La Storia Dei Blog

L’inizio è interessante, storicamente parlando. Ancor di più se uno prova ad usare Google Plus o Facebook e scopre che tutti i protagonisti della storia dei blog sono in questi social network. Fa comunque impressione scoprire che Dave Winer, il primo protoblogger con Scripting News, Jorn Barger, l’autore del primo blog della storia, e Peter Merholz, quello che ha detto we blog per primo, ecco, tutti questi tre sono qui, a portata di click. E, no, non ho dimenticato il primo blogger italiano, Antonio Cavedoni, con il suo Blogorroico del 2000.

Ma non è quello che mi interessava sapere. Anche se mi è interessato scoprirlo. Più che sulla nascita e sullo sviluppo dei blog è la parte successiva, appena accennata, che mi voglio soffermare. Capisco, forse sto commettendo un torto, spero non grave, mettendo l’attenzione su un aspetto marginale, tra tutti quelli che posso prendere. Ma è proprio l’aspetto che più mi ha fatto riflettere.

Prima di proseguire dico subito una cosa: i consigli su come scrivere, e anche le dritte per tenere un blog vanno bene. E sono proprio l’aspetto centrale di queste pagine. Ma, capitemi, io sono ben prima di quella fase. Cioè, lo voglio tenere un blog? E, sopratutto, lo posso conservare in vita?

Differenze Tra Blog e Social Network

Ok, basta logorrea e passiamo alle due cose che più mi hanno colpito. Che poi sono due confronti. Il primo tra blog e social network. Il secondo tra l’editoria su internet e quella tradizionale.

Partiamo da Blog e Social Network. Dai miei appunti posso trarre 4 punti di diversità importanti.

  1. i blog sono accessibili a tutti, mentre quello che pubblichiamo su Social Network no. Quindi, se il mio ego mi richiede una visibilità maggiore devo per forza cominciare a scrivere in uno spazio aperto, senza la protezione di mamma Google o di babbo Facebook.
  2. i blog sono strumenti d’informazione. Mentre i social network servono più per la trasmissione di stati d’animo, di sensazioni e di emozioni. Ma io non ho assolutamente l’intenzione di fare informazione: mica ne sono in grado. Ma, a volte, mi piace anche parlare di cose serie. Ok, lo so: internet, e il rapporto mediato da uno schermo non è il medium adatto ad un discorso serio. Non attraverso un Social Network, per lo meno.
  3. il blog è un compagno di vita. E i social network sono più dei flirt, una storia di passione importante, ma destinata a finire presto. E qui mi tocca pendolare verso i blog, nuovamente. O verso un diario personale. Che poi, alla fine, nel mio caso è una cosa simile: scrivo per mettere in chiaro i miei pensieri, e farlo in pubblico è un vincolo per… bé, farlo veramente.
  4. i blog possono essere di più ampio respiro, rispetto ad un social network. Bene, è proprio quello che mi serve. Non restare confinato allo spazio, alla fine ristretto, di un post. E magari poter mettere le immagini dove meglio mi pare e dove mi piace. Cosa che non sempre si può fare sui social network.

E Quelle Tra Blog Ed Editoria Tradizionale

Il passo successivo è scontato, direi quasi ovvio. Ad un certo punto l’autrice sfiora un tema interessane, e sui cui non avevo, e non ho, ancora riflettuto a fondo. Cosa? I diversi modi con cui leggiamo un romanzo, un giornale e su internet.

  • Quando leggiamo un romanzo stiamo attenti ad ogni parola, ad ogni frase. Io, per lo meno mi immergo nella lettura e nulla, nemmeno la mia fermata della metropolitana, riesce a distogliermi. Mi faccio rapire, cullare dalle parole e trasportare in un mondo diverso. È, per certi aspetti, un’esperienza totalizzante.
  • Diversa è la lettura del quotidiano. Quello cartaceo, la mattina. È un rito, per me. È la mia preghiera mattutina, il mio entrare in contatto con il mondo reale. E non una fuga in un mondo incantato, ma la ricerca delle informazioni che mi servono, per lavoro o anche no. Sfoglio il giornale, il Corsera di solito, e cerco notizie. Divoro le notizie, non mi interessano le opinioni, voglio i fatti. E dopo aver saziato la mia fame, solo allora torno a cercare gli editoriali, per sentire un po’ che c’ha da dire la nostra intellighenzia, nella sua illusione di contare qualcosa.
  • La lettura su internet, infine, è una lettura ancora diversa. E’ un’azione frammentata, rapida, che scatta da un’argomento all’altro e che difficilmente si sofferma su qualcosa. E’ una lettura da party: si va da una portata all’altra, assaggiando spizzichi e bocconi. Ed è una lettura utile, sicuramente. Ma non è una lettura che mi soddisfa.

Anche la scrittura di un blog deve adattarsi a questo. Almeno stando alle indicazioni, più che sensate dell’autrice. Ma, onestamente, se devo scrivere per venire macinato, spezzettato, saltato e infine dimenticato… non so come dirlo. Forse è meglio riprendere in mano il mio vecchio caro diario, la mia vecchia stilografica e continuare a rovinare un quaderno.

Ma qui, in realtà, il discorso dovrebbe ampliarsi un pochetto. E dovrebbe divenire una riflessione, e un ragionamento, sul perché si scrive. O su chi sia il destinatario delle nostre parole. E, tanto per cambiare, torno punto e a capo.

Tranquilli, la finisco qui. Auguro una buona vita a chiunque sia arrivato alla fine di questa pagina. E anche agli altri, va là, che alla fine sono buono anch’io.

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