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13 Consigli di Vita dall'Autobiografia di Katalin Karikó

Riflessioni sull'Autobiografia di una Scienziata Straordinaria

Published at 18 mag 2024

13 Consigli di Vita dall'Autobiografia di Katalin Karikó

Riprendo il discorso dell’altro giorno. Nonostante non sia un libro perfetto, l’autobiografia di Katalin Karikó è una delle cose più belle e interessanti che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. Non tanto per l’aspetto scientifico, senza dubbio interessante, quanto per alcuni… diciamo “consigli” che si possono ricavare dalla sua storia. Ho raccolto alcune dei brani che mi hanno più colpito.

1. Il cervello è malleabile, più lo esercitiamo più lo rafforziamo

Persino in prima elementare e in seconda elementare mi impegnavo con tutta me stessa nello studio. Cercavo di non sbagliare niente. Se commettevo un errore, ricominciavo da capo.
Studiavo.
Studiavo.
Studiavo.
E, coincidenza, a quanto pare il cervello è malleabile. Più lo esercitiamo, più lo rafforziamo.
Quanto a me, mi sono esercitata a eccellere negli studi: era un esercizio attivo, come allenarsi a fare canestro per un aspirante atleta. Come un atleta, miglioravo. Man mano, per me la scuola è diventata un ambiente sempre più naturale. In terza elementare ero talmente immersa negli studi che ho iniziato a prendere sempre 5, e non ho più smesso.
Né, aggiungerei, ho mai smesso di esercitarmi.

2. A volte gli uomini di merda vengono celebrati come eroi

Un giorno, alle elementari, ci viene assegnato un compito di storia: intervistare un membro anziano della comunità, una persona del posto che si sia distinta per atti di eroismo. Trattandosi di una storia orale, dobbiamo raccogliere i ricordi dell’intervistato e poi scrivere un tema elogiativo sulla base di ciò che ci racconta. A me tocca il compito di intervistare un veterano, più o meno coetaneo di mio padre.
Mio padre mi chiede come si chiama. Gli rispondo, e vedo un’ombra attraversargli gli occhi. «È un uomo cattivo», dice. Non l’ho quasi mai sentito parlare con una voce così. Così dura. Così arrabbiata. «Quell’uomo era crudele», aggiunge mio padre. «È un uomo di merda, e quest’intervista sarà una stronzata». Non saprei dire cosa sapesse di quell’uomo, o cos’avesse visto. Ma le sue parole hanno colto nel segno. Poi faccio quello che devo fare. Intervisto quell’uomo, raccolgo i suoi ricordi e scrivo il mio scintillante tema. Non senza aver imparato una verità, però: che alcuni compiti sono delle stronzate. Che quel tizio era un uomo di merda. Che a volte gli uomini di merda vengono celebrati come eroi.

3. Domande sotto forma di esperimenti

All’inizio del libro, Selye osserva che la natura «raramente risponde alle domande, a meno che non le vengano poste sotto forma di esperimenti, ai quali può dire sì o no». Questa frase la rileggo centinaia di volte: domande sotto forma di esperimenti… può dire sì o no… Una domanda alla volta. Da molte domande di questo tipo, da molte risposte affermative o negative, si sviluppa un mosaico.

4. Quasi sempre c’è un’altra cosa

E non solo perché Colombo è – come lo sarò presto io – un pesce fuor d’acqua in mezzo a delle persone potenti (mi squadreranno da capo a piedi, queste persone. Ma non noteranno che anche la mia mente sta assimilando tutto). Ma, piuttosto, per via di quella frase: Solo un’altra cosa. Volete sapere la verità? Beh, l’indagine scientifica può essere noiosa. Genera una marea di dati, la maggior parte dei quali sembra puntare in una direzione. Può essere forte la tentazione di cercare dei dati che si adattino alla tua teoria, e quando li trovi – e li trovi – senti di aver fatto il tuo lavoro. Ma gli esperimenti devi farli correttamente. Ti fai una domanda alla volta. Poi cambi una sola variabile e ti rifai la stessa domanda. A questo punto cambi la variabile successiva. E quella dopo ancora. E così via. Solo un’altra cosa… Quasi sempre c’è un’altra cosa.

5. Dovresti sapere cosa fanno gli altri scienziati

«Tu diventerai una scienziata», disse János, interrompendo i miei pensieri. «Dovresti sapere cosa fanno gli altri scienziati e avere qualcosa da dire al riguardo».

6. Le potenzialità iniziano sempre dal nulla

Ciascuno di questi ostacoli sarebbe sempre stato più tangibile dei contributi che non avevo ancora dato. Gli ostacoli hanno forma e struttura; puoi vederli. Il proprio impatto futuro, al contrario, rimane invisibile, ipotetico, almeno finché non arriva il futuro.
Nessuno avrebbe mai bussato alla mia porta rivolgendomi le seguenti parole: «Kati, questo mondo ha bisogno delle ricerche che ancora non hai compiuto, delle scoperte che ancora non hai fatto». I miei contributi, in quel periodo, non esistevano. Il problema delle potenzialità è proprio questo: che iniziano sempre dal nulla. E se quello spazio vuoto si fosse riempito, se fosse mai diventato qualcosa, dipendeva solo da me.
Sono tornata al lavoro, e da quel momento non mi sono più fermata. Anche se mi sentivo male, io andavo avanti. Non ho più permesso a me stessa di tirarmi indietro.

7. Gli esperimenti non sbagliano mai, sono le tue previsioni a essere sbagliate

A volte, quando un esperimento non forniva i risultati da me previsti, alzavo lo sguardo verso una citazione di Leonardo da Vinci appesa al muro: Gli esperimenti non sbagliano mai, sono le tue previsioni a essere sbagliate («La esperienza non falla mai, ma sol fallano i nostri giudizi»). Quando un esperimento sembra fallire, è solo perché è sbagliata la tua ipotesi o perché hai commesso un errore sperimentale. Solo dopo che hai ripetuto l’esperimento molte volte, aggiustando ogni volta qualcosa, puoi chiarirti le idee.

8. Un esperimento individuale non è di per sé ricerca

Pur costituendo la più piccola unità del processo di ricerca, un esperimento individuale non è di per sé ricerca. Nella scienza, l’obiettivo ultimo è formulare e verificare ipotesi; per fare questo, non bastano i risultati di un singolo esperimento: ne servono a iosa, di esperimenti. Ciascun esperimento va ripetuto molte volte, cambiando di volta in volta una sola variabile. Per ogni esperimento sono necessari anche degli studi di controllo, in cui non viene modificata nessuna variabile, in modo da avere un termine di confronto.

9. Se l’obiettivo è migliorare la propria vita la soluzione è mostrare un po’ di gratitudine

Quella notte, dopo aver riattaccato il telefono, avevo detto a Béla: È così difficile mostrare un po’ di gratitudine?
È una domanda importante.
Verso la fine di The Stress of Life – il libro che tanto mi aveva colpito ai tempi del liceo – Selye riflette attentamente su due risposte allo stress che, nelle relazioni umane, si escludono a vicenda: vendetta e gratitudine. La vendetta, osserva Selye, è un tentativo di alleviare lo stress. È una risposta squisitamente umana a una minaccia alla propria sicurezza. Ma la vendetta, sottolinea lo studioso, «non ha alcuna virtù, e può solo ferire sia il mittente sia il ricevente dei suoi frutti». La vendetta porta solo altra vendetta, in una spirale infinita. Se l’obiettivo è alleviare lo stress in modo da migliorare la propria vita, anziché impoverirla, una soluzione c’è: si può mostrare un po’ di gratitudine.
Anche la gratitudine – spiega Selye – è cumulativa. Di rimando, ne genera altra: proprio come la vendetta. Ma ci conduce da tutt’altra parte. La gratitudine amplifica quelle cose da cui dipende una vita appagante: tranquillità, sicurezza, soddisfazione.
È così difficile mostrare un po’ di gratitudine? La verità è: no. Raramente è così difficile. Si può trovare del buono anche nelle situazioni che vanno a rotoli. Si può sempre trovare un modo per dire grazie.

10. È importante avere la propria cheerleader personale

Se potessi, però, rifarei tutto: il tifo, i pon-pon, ogni momento rumoroso e imbarazzante. Penso che sia importante avere la tua cheerleader personale. Penso che tutti meritino di sapere che: Qui c’è qualcuno che crede in me. Qui c’è qualcuno che crede che io possa fare grandi cose e che non smetterà mai e poi mai di fare il tifo per me.

11. Tante alternative possono essere un fardello

La prima volta che ho incontrato David, avevo capito che la vita gli avrebbe offerto opportunità in abbondanza. Ora mi chiedevo se il fatto di avere così tante alternative non avesse potuto costituire di per sé un fardello per lui. Se davanti a te hai tante porte aperte, ma nella tua vita puoi attraversarne solo una, non rischi di vivere nel dubbio di aver fatto la scelta sbagliata?

12. Possano gli immigrati continuare a emigrare

Possano gli immigrati continuare a emigrare. Possano continuare ad aspirare a una vita migliore e andare ovunque sia necessario per cogliere le loro meritate opportunità. Possano continuare a farsi strada e, lungo il tragitto, rimodellare il nostro mondo.

13. Voi siete il potenziale, voi siete il seme

Il vostro contributo futuro potrebbe essere ancora ipotetico. Ecco, vi prego: trattatelo come se fosse reale. È importante. È importante anche se non riuscite a intravederne le possibili conseguenze. Quest’ultima parte nessuno di noi ha il potere di controllarla. Continuate semplicemente a fare come fa il tenente Colombo: una cosa, un’altra cosa, un’altra cosa ancora, e poi ancora, e ancora.
Una cosa che so per certo è questa: ogni seme dà origine a nuova vita. Questa vita a sua volta produce nuovi semi, che a loro volta danno origine ad altri semi ancora. E così via. Il succo del discorso è che dovete fidarvi di ciò che è dentro di voi. Coltivatelo, quel qualcosa, anche quando – soprattutto quando – nessun altro mostra interesse.
Insomma, continuate ad andare avanti. Continuate a crescere. Continuate a muovervi verso la luce. Voi siete il potenziale. Voi siete il seme.